Insegnamento ed esperienza

La Bihar School of Yoga ha interrotto tutti i programmi di formazione insegnanti che aveva a Ganga Darshan. Per noi questi programmi hanno fatto parte del primo capitolo dello yoga, che era la propagazione dello yoga. La Bihar School ha diffuso lo yoga per 50 anni e ha avuto i suoi programmi standard che venivano condotti anno dopo anno nello stesso modo, che si trattasse di formazione insegnanti, di programmi di aggiornamento per insegnanti, di approfondimenti sulla gestione della salute o qualsiasi altro corso. Dopo il 2013, si è capito che l’era della propagazione era conclusa. Ci sono migliaia e migliaia di insegnanti di yoga in tutto il mondo, in ogni città e villaggio.

Ho pensato, ‘Se tutti diventeranno insegnanti di yoga chi saranno gli studenti?”. Così abbiamo smesso di condurre tutti i programmi di formazione.

Come insegnanti ne sapete abbastanza per insegnare, ma non avete abbastanza esperienza. Quando arrivammo in ashram, Sri Swami Satyananda, il nostro Guru, ci insegnò lo yoga, ma la sua intenzione non era quella di fare di noi degli insegnanti di yoga. E ciò era anche molto lontano dai nostri pensieri. Lui ci insegnò lo yoga in modo da poterlo sperimentare, e ci indicò tutti gli aspetti dello yoga. La prima generazione di insegnanti propagò lo yoga originale mentre, in seguito, i successivi insegnanti indicarono una sorta di yoga limitato.

Yoga limitato

Cosa intendo per limitato o circoscritto? Qual è la vostra formazione, che insegnamenti vi sono stati impartiti? Alcune asana, non tutte, incluse quelle che non riuscite ad eseguire perfettamente; alcuni pranayama, non la serie completa di pranayama, ma i pochi importanti; alcuni mudra e bandha, yoga nidra, e forse due o tre pratiche di pratyahara e dharana, come ajapa japa o antar mouna. Oltre a ciò, non ci sono altre tecniche da apprendere per un insegnante di yoga. Quindi, come insegnanti, voi state rappresentando circa l’uno per cento dello yoga! Vi sto dicendo questo affinché voi capiate che l’insegnamento è un aspetto molto limitato dello yoga. Non potrete insegnare più di alcune asana, alcuni pranayama, alcune tecniche di rilassamento e alcune tecniche di concentrazione. Questo è quello che avete imparato come insegnanti ed è questo che insegnerete: e va molto bene.

Il vostro percorso sul sentiero dello yoga, tuttavia, non dovrebbe fermarsi dopo essere diventati insegnanti di dieci asana, due pranayama, una tecnica di rilassamento e tre di meditazione. Dovete intraprendere il viaggio di conoscenza e scoperta di voi stessi, e questo accadrà quando porterete e sperimenterete lo yoga nella vostra vita di tutti i giorni , quando esso diverrà il vostro stile di vita, e quando dimenticherete ogni forma di benefits dell’insegnamento – quelli economici, che derivano dall’avere allievi. Se avere questi benefits è il vostro scopo, le 10-15 pratiche che conoscete saranno abbastanza! Ma se, invece, sperimentare lo yoga è l’obiettivo, allora anche dopo il corso di formazione per insegnanti e dopo i vostri stessi corsi in cui siete voi ad insegnare, dovreste continuare ad esplorare lo yoga, a sperimentare lo yoga come un sadhaka, un aspirante spirituale.

Yoga Chakra per il sadhaka

Quanto detto non farà parte del vostro insegnamento, ma sarà parte del vostro personale impegno a sperimentare lo yoga e approfondire la vostra conoscenza dello yoga. A partire da quest’anno, tutto il sistema del Bihar Yoga, tutto il programma dei corsi, tutta la metodologia relativa alla formazione e all’insegnamento dello yoga cambierà. Dal 2016, ogni corso e ogni programma saranno nuovi e questo rappresenta un passo avanti imprescindibile dopo gli ultimi 50 anni.

Questo sistema prevede il Progressive Yoga Vidya Training (PYVT) della durata di un mese. Gli insegnati senior di yoga, che hanno insegnato cioè negli ultimi 30-40 anni, vi hanno partecipato e hanno tratto molto beneficio nel riconnettersi con l’esperienza yogica. Allo stesso modo, per approfondire la comprensione del sistema Bihar, è stato introdotto il concetto di Yoga Chakra, il sistema yoga così come sviluppato da Sri Swami Satyananda. Lo Yoga Chakra comprende sei yoga – tre dei quali sono pratiche, e tre che ne sono espressione. La sequenza di queste pratiche prevede l’approfondimento dapprima dell’hatha yoga, poi del raja yoga, e infine del kriya yoga.

L’Hatha yoga è per il corpo, il raja yoga per la mente e il kriya yoga per un risveglio speciale. Corpo, mente e spirito sono coinvolti in questi tre yoga. Questi vi permetteranno di esplorare voi stessi e di trovare l’equilibrio dentro di voi; vi consentiranno di prendere coscienza e di risvegliare il potenziale dormiente e prana shakti che risiedono in voi; vi renderanno consapevoli del processo di trasformazione che vivrete applicando nella vostra vita lo yoga che ci è stato tramandato. La sequenza non è casuale: hatha yoga, raja yoga e kriya yoga rappresentano, rispettivamente, disciplina fisica, mentale e spirituale.

L’espressione di questi tre yoga avviene col karma yoga, col jnana yoga, e col bhakti yoga. Sono questi i sei yoga che costituiscono lo Yoga Chakra, ovvero gli insegnamenti di Sri Swami Satyananda, il nostro Guru. E ora ci stiamo impegniamo ancor di più a seguire questi insegnamenti di Sri Swamiji e a sperimentare sinceramente lo yoga. L’attenzione non sarà più sulla formazione. La formazione sarà data in altri luoghi, da insegnanti seri e impegnati. In Munger, la formazione degli insegnanti è finita perché ci stiamo rivolgendo e incamminando verso un altro livello di esperienza yogica.

Swami Niranjanananda Saraswati,

25 settembre 2016, Ganga Darshan, Munger, con gli insegnanti dell’Atmadarshan Yoga Ashram, Bangalore, Yoga Magazine novembre, 2017

Gli scopi della Disciplina

Disciplina è il termine meno compreso al mondo. Lo scopo della disciplina è semplicemente quello di essere capaci di guidare le espressioni della mente.

Sappiamo come funziona la mente. Sappiamo che può essere facilmente distratta, che é soggetta ad attrazione e repulsione, che ha idee, emozioni, convinzioni e credenze molto forti. Sappiamo che é soggetta ai gunas (sattwa, rajas e tamas) e che quando é influenzata solo dal sé stessa, funziona in modo irregolare, senza chiarezza. Il ruolo della disciplina é quello di condizionare la mente di modo che sia connessa con positività e creatività.

Normalmente potremmo desiderare di diventare positivi e creativi, ma il nostro precondizionamento mentale non ce lo consente. Ci sono troppe distrazioni; si viene a creare una continua lotta contro noi stessi. Disciplinare noi stessi significa scegliere di incoraggiare e supportare la nostra pacifica natura interiore, piuttosto che la natura avida e bramosa che utilizziamo abitualmente nelle nostre interazioni.

La Disciplina può essere definita come l’abilita di osservare la mente e renderla calma e stabile. Ma per iniziare, per diventare sufficientemente sensibili da essere in grado di percepire il comportamento della nostra mente e realizzarne la natura, dobbiamo seguire discipline imposte dall’esterno. Perché? Perché queste discipline creano finalmente un ambiente favorevole all’interno della nostra personalità.

Mouna é una disciplina regolare nell’ambito della vita dell’ Ashram. Mouna ha un significato molto semplice – silenzio- ma all’inizio é molto difficile da praticare. Finché la mente non pratica mouna, finché continua il chiacchiericcio interno, siamo costretti a dialogare con noi stessi. Ma quando la mente diventa rilassata e quieta, allora mouna diventa una pratica naturale, spontanea e facile, e noi incominciamo ad osservare la natura agitata della mente dal nostro centro di pace. Questo é un esempio di come una condizione esterna imposta può aiutare a migliorare la qualitá della nostra auto-percezione e comprensione, in modo da consentirci di gestire la mente.

Da noi dipenderà come utilizzeremo la disciplina, se questa potrà esserci aiuto o di ostacolo, e quanto lontano progrediremo su questo percorso. Tuttavia, lo scopo di ogni disciplina Yogica é quello di farci comprendere la natura, le attitudini e il comportamento della mente. Essere soggetti all’influenza della mente fa parte del nostro normale stato di comportamento, ma quando diventiamo capaci di dirigere la mente secondo i nostri desideri e le nostre scelte, noi stiamo praticando disciplina, e questo ci porterà verso i sottili insegnamenti dello Yoga.

Durante la nostra vita, noi facciamo ciò che la mente ci chiede, guidati da attrazioni, repulsioni, saggezza e ignoranza, maturità o immaturità. Ma il seguire semplicemente la natura della mente conduce a distrazione e dispersione. Chi é stato capace di controllare e guidare la mente, sostiene che la disciplina é importante per richiamare pace e soddisfazione interiore, così come la disciplina é necessaria per esprimere creatività e saggezza.

Da questo punto di vista, “disciplina” semplicemente rappresenta un modo per gestire la mente. Negli yoga sutra di Patanjali, il primo sutra é noto con il nome di Atha yogah anushasana, che significa “Ora, la sottile disciplina dello yoga.” Questo sutra fornisce le istruzioni proposte dallo yoga per raggiungere l’abilità di osservare e dirigere la mente con saggezza, conoscenza e comprensione.

Infine, disciplina é espressione di emozioni e attitudini armonizzate in una personalità bilanciata.

Per raggiungere questa condizione dobbiamo partire da uno stile di vita regolare e da un’abitudine mentale regolare. Dobbiamo capire cosa é appropriato o inappropriato per il nostro sviluppo e crescita e per l’ambiente in cui viviamo. Quindi potremo migliorare l’espressione della nostra personalità, delle nostre interazioni e del nostro comportamento.

Perché la disciplina é importante per avere successo nella vita?

Se volete avere successo nella vita, dovete adattare la vostra personalitá in modo da eccellere nella situazione e nell’ambiente in cui vi trovate. Se volete fare buona musica tramite uno strumento a corde, dovrete prima accordarlo. Se volete ottenere un buon suono da un tamburo, dovete mettere in adeguata tensione la membrana. Se volete avere successo nella vita, dovete concentrare voi stessi verso il raggiungimento dei vostri obiettivi. Questo concentrazione degli sforzi é la disciplina.

Una fine disciplina non é qualcosa imposta dall’esterno. Imposizioni esterne creano una routine, non una disciplina. Routine giornaliera e disciplina sono due cose diverse. La disciplina si esprime nel modo in cui pensiamo – come pensi, cosa pensi, cosa ritieni negativo o positivo costruttivo o dannoso. Si esprime in ciò che diciamo e in come lo diciamo. Si esprime nelle azioni, nel comportamento, in tutte le dimensioni della vita.

Lo scopo della disciplina é quello di condurvi verso sanyam, dove disciplina e autocontrollo diventano bilanciati e spontanei. Disciplina e sanyam sono l’inizzo ed il raggiungimento dello stesso principio. Sanyam incomincia con la disciplina, specialmente con lo sforzo di guidare le vostre emozioni e le espressioni di modo che siano positive, creative e costruttive.

Un semplice esempio é quando dobbiamo vivere e lavorare con altre persone. Ciascuno può avere lo stesso scopo e la stessa focalizzazione, ma nonostante tutto ci potranno essere conflitti, differenze di interessi e disaccordo. Qual è la priorità qui? La visione che abbiamo in comune o la relazione personale che può infiammarsi e placarsi in un istante? Usualmente l’ interazione personale prende il sopravvento ed una fiammata momentanea può indurci ad odiare un’altra persona per periodi di tempo anche lunghi. L’interazione personale prende il sopravvento su scopi e visione condivisi e continua ad influenzare il nostro comportamento.

Se ciascuno di noi percuote il suo proprio tamburo e suona la sua propria tromba senza pensare al ritmo ed all’armonia complessivi, che razza di confusione creeremo? Ma se suoniamo in accordo con tutti gli altri, creeremo una sinfonia bellissima e molto potente. La creazione di questa sinfonia é lo scopo della disciplina – nel pensiero, nell’attitudine, nelle credenze, nell’azione, nella partecipazione, nell’essere felici, ottimisti e dinamici. Queste sono le sinfonie della vita.

Ad esempio, se rompete le regole mentre risiedete in Ashram, non create nessuna differenza sull’ambiente dell’Ashram, perché nessuna persona crea l’ambiente dell’Ashram. Tuttavia, l’ambiente può fare la differenza per voi. Se non rispettate le regole, significa che non state utilizzando il vostro tempo per l’addestramento. In realtà questo comportamento mostra non un mancato rispetto delle regole ma una mancanza di rispetto verso voi stessi, una mancanza di sicurezza e di fede in voi stessi. Ciò succede perché vi manca la percezione necessaria per vedere la natura del processo. Quindi chi é il perdente?

Se la mancanza di auto-percezione rimane, non avrete successo, non importa chi siete o cosa fate, perché vi manca fiducia nella forza della vostra mente. Ma voi avete questa forza, quindi perché non avere fiducia in essa? Dal momento in cui incominciate a credere in voi stessi, vedrete una grande trasformazione compiersi nella vostra vita. Credete in voi stessi, credete in ciò che fate. Credete in ciò che sostenete se volete essere felici ed avere successo nella vita.

Ad ogni modo, chiariamo ulteriormente quanto esposto: ogni espressione della personalitá e del comportamento, quando disciplinata, diventa più semplice, costruttiva e bella. Trascurare il concetto di sanyam o atocontrollo porta ad una debole forza di volontà, ad una mente non chiara e alla mancanza di forza interiore. Quando invece avete sanyam, siete liberi, sperimentate gioia, felicità, generosità e ciò migliorerà anche le altre persone.

Swami Niranjananda Saraswati – Printed in YOGA Vol. 4, Issue 11 (November 2005)

Perché sperimentiamo la sofferenza

Ognuno di noi ha un fato, un destino. Lo puoi chiamare in modi differenti ma esso è la base di tutto il dolore e il piacere che dobbiamo subire. E’ responsabile della povertà o della ricchezza, della speranza o della disperazione. Nessuno lotta per la tristezza, la miseria o il dolore. Nessuno fa sforzi per vivere in povertà o malattia. Tutti si impegnano per ottenere una vita felice, sana e prospera, eppure non riescono ad ottenerla. Perché?

Questo dimostra che c’è qualcosa oltre gli sforzi umani che si potrebbe chiamare prarabdha karma, il karma che determina la vita presente. Il prarabdha karma o destino dipende dal purushartha, gli sforzi personali? Questa è sia la mia domanda che la mia risposta. I risultati dell’uomo sono il risultato del suo destino o purushartha? I nostri veggenti dicono che quando viene ricevuta la grazia di Dio non c’è bisogno di purushartha.

Il destino e purushartha sono entrambi inutili di fronte alla grazia di Dio. Ricevere quella grazia, dicono i nostri veggenti, richiede completa fiducia in Dio.

Lascia che la tua fede in Dio sia così profonda da immergerti completamente in lui in modo tale che il dolore si trasformi in felicità. La disperazione scompare e arriva la speranza.

La tristezza e il dolore sono come il giorno e la notte, vanno e vengono, cambiano continuamente la loro posizione come una ruota che gira. Questo è un dato di fatto. Quindi lascia che ci siano cambiamenti nella tua vita per sperimentare la grazia di Dio, l’ultima grazia divina. Ognuno di noi deve cercare di ottenerla.

La grazia divina è la risposta finale a tutti i nostri problemi. E’ per ottenere la grazia divina che ti chiedo di venire qui. A Rikhia ho ricevuto molte cose, potrei non essere in grado di dirti che cosa ho e come li ho ottenuti ma ti posso garantire che questo è un ottimo posto. Puoi passare qui solo quattro o cinque giorni e se riesci a immergerti nel nome di Dio, se la tua mente può centrarsi su di Lui, allora saprai sicuramente che cosa ho ottenuto qui e come l’ho ottenuto.

Yoga Magazine – gennaio 2008 – Swami Satyananda Saraswati

Spontaneità attraverso il condizionamento

Una delle rare riserve sullo yoga è che esso opera delle forme di condizionamento a livello muscolare, nervoso e mentale fino al punto di ricondizionare i livelli inconsci della psiche. Per ignoranza o non competenza, taluni sostengono che lo yoga priva l’adepto della spontaneità. Per codesti, la spontaneità è sinonimo di libertà, e l’eliminazione dei condizionamenti diviene il mezzo per la liberazione. L’obiettivo finale dello yoga è quello di trascendere i vecchi condizionamenti e di ottenere una libertà completa che nasce da un’accettazione cosciente e volontaria di nuovi condizionamenti.

Ogni condizionamento sociale è considerato come una restrizione alla nostra libertà di azione. Un esempio è l’animale selvatico che vive e si muove in natura istintivamente. Quando si sente stanco, troverà un posto tranquillo e ben protetto dove dormire senza preoccuparsi del tempo. L’uomo, invece, può solo dormire in tempi più o meno stabiliti e regolati da convenzioni sociali. Quando l’animale ha fame, cercherà del cibo da mangiare. In tal senso non è possibile paragonare la completa libertà dell’aquila in volo e il contabile chiuso nel suo ufficio, stretto tra la sua scrivania e la sua sedia, a far di numero tutto l’anno.

Condizionamento dell’uomo

Yoga è una disciplina umana perché nessun animale può essere uno yogi! L’animale è libero grazie al condizionamento stabilito dalla specie che è un comportamento istintivo. L’uomo viene al mondo con un minimo di condizionamento e deve imparare tutto. Deve imparare a regolare l’appetito per adattarsi a determinati orari, a dormire in certi momenti che, invece, non sono necessari per l’animale.

Mentre cresce, l’uomo è poi condizionato dal suo gruppo sociale che controlla modo di vivere, abitudini e persino i suoi pensieri. La scuola è il più grande centro di condizionamento e, come animale sociale, deve regolare il suo comportamento in base alle regole scolastiche. Deve diventare obbediente e frequentare le classi, quando invece vorrebbe arrampicarsi sugli alberi o giocare con i suoi amici.

Successivamente, sarà condizionato dalla professione attraverso cui svolge un ruolo nella società. Questo ruolo influenzerà e condizionerà il suo atteggiamento e le sue azioni. La sua libertà, il suo comportamento spontaneo sono svaniti.

E lo yoga?

Poi viene lo yoga, una disciplina composta da numerose tecniche, che porta più condizionamenti! Con una pratica lenta e paziente, il corpo è condizionato dalle asana, che richiedono stabilità e staticità quando magari vorrebbe muoversi; dal pranayama, mentre il respiro vorrebbe manifestarsi liberamente, senza essere controllato; poi la mente che desidera associazioni libere, vuole imbattersi nella fantasia e che ora è, invece, costretta a concentrarsi su un semplice oggetto scelto. La meditazione e la sua sequenza di stati psicofisiologici costituiscono un metodo di condizionamento psichico – anche la mente inconscia è controllata e gestita.

Dov’è la spontaneità in tutto questo? Perché aggiungere un condizionamento a quello che è già imposto dal mondo moderno, perpetuando una regolamentazione iniziata con il nostro primo vagito su questo pianeta? Gli Yogi affermano che la vera spontaneità umana si verifica attraverso il condizionamento prescelto.

Il condizionamento esterno che sopprime la nostra vera natura e personalità impedisce il nostro progresso. La vera libertà umana consiste nella scelta del nostro condizionamento, con obiettivi di spontaneità e libertà. Supponiamo, ad esempio, che un uomo, che non abbia mai sciato prima, si metta sugli sci e vada a sciare. Il suo comportamento sarà perfettamente spontaneo, ma cadrà tante volte! Confrontate ora quell’uomo con uno sciatore provetto che, invece, farà automaticamente ciò che è necessario per gestirsi sulla neve. Ha la massima libertà, ma solo attraverso un paziente e lungo condizionamento. Ogni posizione, ogni movimento muscolare è stato ripetuto parecchie volte, così che il suo corpo sia ora in grado di reagire automaticamente e immediatamente a qualsiasi circostanza. In modo simile, lo yoga crea la libertà attraverso il condizionamento yogico.

Un altro esempio di comportamento spontaneo è quello di mettere qualcuno che non ha mai suonato davanti a un pianoforte e vedere come suona! In alternativa, una persona che ha addestrato le sue dita per anni, avrà la capacità di creare una musica stupenda. Il condizionamento accettato diventa quindi uno strumento ineguagliabile di libertà.

In termini yogici, l’adepto ha insegnato al suo corpo ad accettare le asana e a circoscrivere le tensioni inconsce per dissolverle. Egli controlla il suo respiro e la mente diventando forte e libero. Qual è la differenza tra la mente disciplinata e concentrata di uno Yogi e la mente irrequieta, turbolenta di un’altra persona? La stessa che passa tra un laser e una torcia ordinaria! Entrambi forniscono una luce proiettata, ma il laser è più potente e può perforare anche il metallo!

In maniera simile, il corpo e la psiche di uno yogi acquisiscono poteri diversi, capacità speciali che gli consentono un maggiore range d’azione e una maggiore libertà. Man mano che la sua coscienza si espande, l’uomo cessa di essere solo un’espressione individuale circoscritta da tempo e spazio e diventa gradualmente più integrato nella vita cosmica.

Andre Van Lysebeth, Belgio

per gentile concessione di ‘Yoga Revue’ Belgio, pubblicato da Yoga Magazine n. aprile 1981

Il Raja Yoga comportamentale

Raja Yoga non è solo pratica ed esperienza. Voi praticate yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana e sperate di sperimentare dhyana e samadhi. Ma quale è lo scopo di queste pratiche? Entrare nello stato di meditazione o in samadhi oppure il progresso della mente? Meditazione e samadhi non costituiscono il risultato delle pratiche come la gente pensa. Anzi, bisognerebbe rimuovere la parola “meditazione” dal vostro vocabolario dato che induce ad una errata comprensione.

Quando guardate il sistema del Raja Yoga, venite a conoscenza di tecniche e di potenziali esperienze, e il risultato di queste tecniche ed esperienze è l’equilibrio della mente.

Questo è lo scopo del Raja Yoga. Pertanto, cerchiamo di aspirare a questo obiettivo. Se possiamo farlo, allora diventeremo degli Yogi.

Chitta vritti nirodhah è l’obiettivo, e gli strumenti sono i sei angas: yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara e dharana che conducono agli ultimi due angas, dhyana e samadhi, che sono esperienze. L’approfondimento di queste esperienze comporta una modifica del proprio comportamento: quando ci si connette con l’armonia e la gioia tutto cambia sia nelle interazioni sia nei rapporti. Questo è l’esito comportamentale del Raja Yoga come attestano gli Yoga Sutra (1:33):

Maitreekarunaamuditopekshaanaam sukhaduhkhapunyaapunyavishayaanaam Bhaavanaatashchittaprasaadanam.

“se coltiviamo l’attitudine alla benevolenza, alla compassione, all’appagamento e all’equanimità, quando ci si relaziona con la gioia e col dolore, con le cose buone e con quelle cattive, la mente è in pace”.

4 concetti sono affermati in questo sutra.

Il primo è provare gioia nei confronti di coloro che sono felici. Quando incontrate o vedete qualcuno che è felice ne siete automaticamente attratti: “Oh, quella persona è veramente felice, mi piace!”. Anche se non le avete mai parlato, la sua felicità vi ha motivato a dire cose belle su di lei. Se quella persona avesse avuto invece il viso accigliato, avreste pensato: “Quella persona è tesa. Non credo di aver voglia di parlarci. “C’è una tendenza naturale ad essere attratti dalla felicità e a volerla condividere. E’ questo ciò che asserisce questo sutra: sukha e maitri, gioia e benevolenza, vanno insieme.

Il secondo è riconoscere la sofferenza, dukha, e sviluppare l’attitudine della mente verso la sofferenza che è la compassione. Questa attitudine vi motiverà ad agire in un modo che sarà di reale aiuto e supporto per gli altri. Non si tratta né di simpatia nel senso di patire insieme o condividere la stessa situazione emotiva, né di empatia ovvero immedesimazione e identificazione con la realtà dell’altro. E’ compassione, e la compassione è cosa diversa: significa che siete impegnati ad aiutare gli altri a superare le loro difficoltà. Non fate un “servizio di ascolto” dicendo “povero, mi dispiace!”, perché questo è simpatia. Se poi sentite la sofferenza altrui, come se fosse trasferita in voi, si parla di empatia: voi provate esattamente la condizione dell’altro. Ma poi come farete ad eliminare quelle impressioni di sofferenza? Sarà molto difficile. Per questo motivo, lo yoga non utilizza alcuna parola che indichino simpatia ed empatia. La parola utilizzata è karuna, e il karuna, nel suo significato più ampio, è fare, operare saggiamente per aiutare a contenere, alleviare la sofferenza altrui. La qualità da coltivare è, dunque, la compassione.

Il terzo concetto è essere felici di incontrare e conoscere chi è onesto, retto perché significa che la vostra natura è positiva. C’è un’energia magnetica intorno a tali persone. E’ la stessa energia che si percepiva nell’ashram di Swami Sivananda e che influenzava chiunque ancor prima che entrasse. La gente, infatti, iniziava a sentire un cambiamento nel proprio stato mentale ed emotivo, sentendosi come sollevata. Coloro che andavano ad ascoltare i darshan di Sri Swamiji, sentivano il loro cuore battere velocemente: il boom, il boom, il boom, il boom, il boom. Questa sensazione è la combinazione di punya e mudita, bontà e gioia; dalla bontà emerge gioia interiore.

Il quarto è ignorare le cattive persone. C’è chi ha una sorta conflitto etico con questa affermazione: “come possiamo ignorarle? dovremmo cercare di aiutarle, di migliorarle”.

Lo Yoga non crede nel riabilitare il mondo esterno; lo yoga crede nella gestione del mondo interiore. Se volete riabilitare qualcuno, questa è una vostra inclinazione, non dello yoga.

L’attitudine di un cane che ringhia è di appunto ringhiare. Il postino va a consegnare lettere mentre il cane continua a ringhiare, così prende precauzioni: ignora il cane. Questo è ciò che si intende qui: ignorate. Tutti i Maestri hanno ignorato coloro che gli “abbaiavano” dietro. C’è un detto in hindi in tal senso: Hathi chale bajaar, kutta bhounke hajaar: “un elefante cammina verso il mercato e centinaia di cani gli abbaiano intorno, l’elefante non se ne preoccupa”. L’elefante li ignorerà. Un altro cane può, infatti, capire cosa si stanno dicendo gli altri cani poiché comunica con il loro stesso linguaggio. Khag jaane khag ki bhasha: “Solo gli uccelli conoscono la lingua degli uccelli. Solo i cani conoscono la lingua dei cani”. Se un cane ringhia e voi reagite significa che voi stessi siete un cane perché comprendete il suo linguaggio.

Se reagite a coloro che sono inclini al male, sarete voi ad esserne alterati. L’intenzione può essere buona, ma l’attitudine di chi vi è di fronte non lo è. La vostra bontà non è nulla rispetto alla cattiveria dell’altra persona. La vostra dolcezza non è abbastanza forte per affrontare la durezza dei malvagi.

Se volete controllare un elefante dovrete applicare una forza ben maggiore di quella dell’elefante. Pertanto, se volete cambiare queste persone, dovrete essere dieci volte più forti per influenzarli in modo positivo. Se siete al loro stesso livello, non ne avrete la possibilità. Loro hanno la spada e voi un fiore. Chi vincerà? La spada vincerà, a meno che voi non siate dieci volte più forti.

Il senso è che per contrastare qualcosa, è necessario essere più forti di quel qualcosa. Questa forza può essere coltivata con input positivi. Il sutra è indicativo. Se riuscite a coltivare e a rafforzare uno stato mentale positivo, un atteggiamento positivo, i comportamenti esterni non dovranno preoccuparvi; la risposta appropriata emergerà naturalmente. Così, se incrocerete un serpente, lo eviterete. Ugualmente eviterete un delinquente. In qualsiasi tipo di situazione difficile, dannosa o rischiosa, la risposta appropriata e naturale sarà evitare il pericolo ed essere salvi.

Molti pensano che, per essere spirituali, occorre aiutare tutti, ma si rischia di buttare al vento il buon senso! I malvagi sono pericolosi come il serpente nell’erba e non avete la forza per contrastarli: perciò, evitateli.

Ecco, la malvagità rappresenta la durezza della vita. È come la patata cruda, non si può mangiare. Bisogna prima bollirla e renderla morbida, e poi la si potrà mangiare. Allo stesso modo, non c’è alcun modo per stemperare e ammorbidire la durezza mentale, perché non siete abbastanza forti per affrontare gli aspetti perversi della mente. Non riuscite nemmeno ad affrontare la durezza e gli stati negativi della vostra mente, figuratevi quelli di un’altra persona!

Pertanto, concentratevi unicamente sul coltivare il positivo dentro di voi; mantenete il vostro equilibrio, siate osservatori e tenete sotto controllo la mente. Questo è Raja Yoga.

Swami Niranjanananda Saraswati, 26 Ottobre 2016, Ganga Darshan, Munger

Raja Yoga Training – Modulo 1 (Estratto),tratto da Yoga Magazine, febbraio 2017

Gli scopi della Disciplina

Disciplina é il termine meno compreso al mondo. Lo scopo della disciplina é semplicemente quello di essere capaci di guidare le espressioni della mente.

Sappiamo come funziona la mente. Sappiamo che può essere facilmente distratta, che é soggetta ad attrazione e repulsione, che ha idee, emozioni, convinzioni e credenze molto forti. Sappiamo che é soggetta ai gunas (sattwa, rajas e tamas) e che quando é influenzata dal solo dal sé stessa, funziona in modo irregolare, senza chiarezza. Il ruolo della disciplina é quello di condizionare la mente di modo che sia connessa con positività e creatività.

Normalmente noi potremmo desiderare di diventare positivi e creativi, ma il nostro precondizionamento mentale non ce lo consente. Ci sono troppe distrazioni; si viene a creare una continua lotta contro noi stessi. Disciplinare noi stessi significa scegliere di incoraggiare e supportare la nostra pacifica natura interiore, piuttosto che la natura avida e bramosa che utilizziamo abitualmente nelle nostre interazioni.

La Disciplina può essere definita come l’abilita di osservare la mente e renderla calma e stabile. Ma per iniziare, per diventare sufficientemente sensibili da essere in grado di percepire il comportamento della nostra mente e realizzarne la natura, dobbiamo seguire discipline imposte dall’esterno. Perché? Perché queste discipline creano finalmente un ambiente favorevole all’interno della nostra personalità.

Mouna é una disciplina regolare nell’ambito della vita dell’ Ashram. Mouna ha un significato molto semplice – silenzio- ma all’inizio é molto difficile da praticare. Finché la mente non pratica mouna, finché continua il chiacchiericcio interno, siamo costretti a dialogare con noi stessi. Ma quando la mente diventa rilassata e quieta, allora mouna diventa una pratica naturale, spontanea e facile, e noi incominciamo ad osservare la natura agitata della mente dal nostro centro di pace. Questo é un esempio di come una condizione esterna imposta può aiutare a migliorare la qualitá della nostra auto-percezione e comprensione, in modo da consentirci di gestire la mente.

Da noi dipenderà come utilizzeremo la disciplina, se questa potrà esserci aiuto o di ostacolo, e quanto lontano progrediremo su questo percorso. Tuttavia, lo scopo di ogni disciplina Yogica é quello di farci comprendere la natura, le attitudini e il comportamento della mente. Essere soggetti all’influenza della mente fa parte del nostro normale stato di comportamento, ma quando diventiamo capaci di dirigere la mente secondo i nostri desideri e le nostre scelte, noi stiamo praticando disciplina, e quesrto ci porterà verso i sottili insegnamenti dello Yoga.

Durante la nostra vita, noi facciamo ciò che la mente ci chiede, guidati da attrazioni, repulsioni, saggezza e ignoranza, maturità o immaturità. Ma il seguire semplicemente la natura della mente conduce a distrazione e dispersione. Chi é stato capace di controllare e guidare la mente, sostiene che la disciplina é importante per richiamare pace e soddisfazione interiore, così come la disciplina é necessaria per esprimere creatività e saggezza.

Da questo punto di vista, “disciplina” semplicemente rappresenta un modo per gestire la mente. Negli yoga sutra di Patanjali, il primo sutra é noto con il nome di Atha yogah anushasana, che significa “Ora, la sottile disciplina dello yoga.” Questo sutra fornisce le istruzioni proposte dallo yoga per raggiungere l’abilità di osservare e dirigere la mente con saggezza, conoscenza e comprensione.

Infine, disciplina é espressione di emozioni e attitudini armonizzate in una personalità bilanciata.

Per raggiungere questa condizione dobbiamo partire da uno stile di vita regolare e da un’abitudine mentale regolare. Dobbiamo capire cosa é appropriato o inappropriato per il nostro sviluppo e crescita e per l’ambiente in cui viviamo. Quindi potremo migliorare l’espressione della nostra personalità, delle nostre interazioni e del nostro comportamento.

Perché la disciplina é importante per avere successo nella vita?

Se volete avere successo nella vita, dovete adattare la vostra personalitá in modo da eccellere nella situazione e nell’ambiente in cui vi trovate. Se volete fare buona musica tramite uno strumento a corde, dovrete prima accordarlo. Se volete ottenere un buon suono da un tamburo, dovete mettere in adeguata tensione la membrana. Se volete avere successo nella vita, dovete concentrare voi stessi verso il raggiungimento dei vostri obiettivi. Questo concentrazione degli sforzi é la disciplina.

Una fine disciplina non é qualcosa imposta dall’esterno. Imposizioni esterne creano una routine, non una disciplina. Routine giornaliera e disciplina sono due cose diverse. La disciplina si esprime nel modo in cui pensiamo – come pensi, cosa pensi, cosa ritieni negativo o positivo costruttivo o dannoso. Si esprime in ciò che diciamo e in come lo diciamo. Si esprime nelle azioni, nel comportamento, in tutte le dimensioni della vita.

Lo scopo della disciplina é quello di condurvi verso sanyam, dove disciplina e autocontrollo diventano bilanciati e spontanei. Disciplina e sanyam sono l’inizio ed il raggiungimento dello stesso principio. Sanyam incomincia con la disciplina, specialmente con lo sforzo di guidare le vostre emozioni e le espressioni di modo che siano positive, creative e costruttive.

Un semplice esempio é quando dobbiamo vivere e lavorare con altre persone. Ciascuno può avere lo stesso scopo e la stessa focalizzazione, ma nonostante tutto ci potranno essere conflitti, differenze di interessi e disaccordo. Qual è la priorità qui? La visione che abbiamo in comune o la relazione personale che può infiammarsi e placarsi in un istante? Usualmente l’ interazione personale prende il sopravvento ed una fiammata momentanea può indurci ad odiare un’altra persona per periodi di tempo anche lunghi. L’interazione personale prende il sopravvento su scopi e visione condivisi e continua ad influenzare il nostro comportamento.

Se ciascuno di noi percuote il suo proprio tamburo e suona la sua propria tromba senza pensare al ritmo ed all’armonia complessivi, che razza di confusione creeremo? Ma se suoniamo in accordo con tutti gli altri, creeremo una sinfonia bellissima e molto potente. La creazione di questa sinfonia é lo scopo della disciplina – nel pensiero, nell’attitudine, nelle credenze, nell’azione, nella partecipazione, nell’essere felici, ottimisti e dinamici. Queste sono le sinfonie della vita.

Ad esempio, se rompete le regole mentre risiedete in Ashram, non create nessuna differenza sull’ambiente dell’Ashram, perché nessuna persona crea l’ambiente dell’Ashram. Tuttavia, l’ambiente può fare la differenza per voi. Se non rispettate le regole, significa che non state utilizzando il vostro tempo per l’addestramento. In realtà questo comportamento mostra non una mancato rispetto delle regole ma una mancanza di rispetto verso voi stessi, una mancanza di sicurezza e di fede in voi stessi. Ciò succede perché vi manca la percezione necessaria per vedere la natura del processo. Quindi chi é il perdente? Se la mancanza di auto-percezione rimane, non avrete successo, non importa chi siete o cosa fate, perché vi manca fiducia nella forza della vostra mente. Ma voi avete questa forza, quindi perché non avere fiducia in essa? Dal momento in cui incominciate a credere in voi stessi, vedrete una grande trasformazione compiersi nella vostra vita. Credete in voi stessi, credete in ciò che fate. Credete in ciò che sostenete se volete essere felici ed avere successo nella vita. Ad ogni modo, chiariamo ulteriormente quanto esposto: ogni espressione della personalitá e del comportamento, quando disciplinata, diventa più semplice, costruttiva e bella. Trascurare il concetto di sanyam o autocontrollo porta ad una debole forza di volontà, ad una mente non chiara e alla mancanza di forza interiore. Quando invece avete sanyam, siete liberi, sperimentate gioia, felicità, generosità e ciò migliorerà anche le altre persone.

di Swami Niranjananda

Printed in YOGA Vol. 4, Issue 11 (November 2005)

Tantra e l’ideale femminile

Il culto della donna è sempre stato un tema centrale del tantra. Tuttavia, questo concetto deve essere allargato così da poter considerare gli aspetti universali femminili inerenti a entrambi i sessi. Questo non è un compito facile, perché la società e l’istruzione in occidente hanno rafforzato i valori maschili sia negli uomini che nelle donne. Al contempo, gli uomini devono scoprire il lato femminile della loro natura, e entrambi i sessi devono ristrutturare il loro modo di pensare e vivere attorno a queste qualità.

La biologia del sesso

Ogni singola cellula del corpo contiene il codice genetico completo che determina il sesso di un individuo. Dal momento del concepimento, ogni feto umano ha un modello latente per il cervello e per il sistema nervoso che include la sessualità.

Le ricerche di Charles Phoenix, Robert Joy e William Young dell’Università di Kansas, Stati Uniti, del 1950, hanno stabilito che tutti i feti di mammiferi iniziano la vita come femmine. La differenziazione sessuale è controllata dalle gonadi, quegli organi che, poco dopo, producono le cellule sessuali nel feto. Quando, infatti, le gonadi producono una piccola quantità di ormone androgeno, si formerà un embrione maschile. Se le gonadi non forniscono alcuno stimolo ormonale, il feto continua a svilupparsi come una femmina. Quindi, durante tutta la sua vita, il maschio è sempre influenzato da questa infrastruttura femminile sottostante.

Sesso e società

In ogni società patriarcale, la donna è stata sottomessa all’uomo e repressa sessualmente. Se fosse stata libera di esprimersi pienamente, essa avrebbe senza dubbio interrotto l’ordine stabilito. Poiché il tantra sostiene l’aspetto femminile della natura umana, fu considerato una minaccia per l’ordine patriarcale ariano. È per questo che è sempre stato perseguitato in India.

D’altra parte, nell’evoluzione di ogni società, le qualità maschili di forza e abilità fisiche sono state viste come vitali per la sopravvivenza. L’uomo considerava sé stesso superiore perché più grosso e fisicamente più forte. In molte civiltà ciò è stato usato come scusa per sottomettere le donne, sebbene lo scopo era ben diverso. La donna necessariamente aveva il ruolo principale nella cura dei bambini. Quindi quello dell’uomo, in ragione della sua forza fisica, era proteggere la donna e la discendenza fino a, se necessario, l’auto-sacrificio. Infatti, se si considera che una donna può far nascere anche venti bambini durante la sua vita, la popolazione potrebbe aumentare in poco tempo anche in presenza di pochi uomini.

Solare e lunare

Le qualità maschili, pur essenzialmente legate alla guerra, sono caratterizzate anche dall’intelletto: esplorazione e dominio sul mondo materiale, scienza, tecnologia, organizzazione e industria. Queste sono attività di tipo solare. Qui intelletto significa ragionamento, logica fredda che non dobbiamo confondere con la comprensione più intuitiva che è la vera intelligenza. La vera intelligenza contiene numerosi aspetti femminili. Ogni intellettuale non è intelligente, e viceversa. Riconosciamo negli animali un certo tipo di intelligenza; tuttavia certamente non possono essere considerati intellettuali.

La comprensione dell’emozione deve essere allargata a significare la sensibilità anziché l’emotività irragionevole e incontrollabile. Questa sensibilità si manifesta nei valori femminili lunari: il calore dell’amore, l’affetto, l’intimità, la percezione e l’empatia con la natura e con tutte le cose viventi. Altri valori femminili sono anche rappresentati dall’arte, dalla musica, dalla danza, dalla poesia, dal canto, dalla letteratura e da tutte le forme di espressione creativa.

Il Tantra non mira a un uomo non virile; al contrario, l’uomo dovrebbe conoscere il suo ruolo e rispettarlo, ma in quanto complementare a quello della donna. Né il ruolo della donna dovrebbe essere limitato solo alla cura dei figli, alla cucina e alla casa. Dobbiamo comunque comprendere che, biologicamente parlando, anche nel maschio, il modello di base è femminile. Solo allora si può realizzare un nuovo stato di consapevolezza.

Donna come iniziatore

Le qualità femminili sono profondamente radicate negli strati della nostra psiche che formano l’inconscio, il mondo degli istinti e degli impulsi. J. Guenther scrive nel «Yuganaddha, the Tantric View of Life», «La coscienza della donna è diversa: è già diventata consapevole delle cose, mentre l’uomo incespica ancora nelle tenebre. Le donne sono in grado di sentire le sottigliezze di ogni situazione e di reagire di conseguenza, mentre gli uomini, a causa del loro condizionamento, sono meno in grado di farlo. La realtà femminile si fonde quindi con l’infinito senza tempo del cosmo. In questo stato trascendentale, è possibile sperimentare un libero flusso di energia senza alcun ostacolo. Questa è più che conoscenza intellettuale; è saggezza. Il mondo femminile può apparire molto strano per l’uomo sebbene sia il suo stesso mondo più intimo che aspetta solo di essere compreso e realizzato “.

I valori femminili esistono negli uomini, ma fin dall’infanzia vengono soffocati e repressi, e la loro riscoperta è un compito difficile. Il primo passo è capire che non c’è niente da capire, e che tutto deve essere sentito e sperimentato. Ecco perché, nel tantra della mano sinistra, la donna è l’iniziatore, il guru. È lei che apre le porte che conducono l’uomo nel profondo del proprio essere. Se il tantra fosse una religione, sarebbe presieduto dalle sacerdotesse, e solo gli uomini che hanno sviluppato le qualità dell’intuizione e della trascendenza sarebbero qualificati come sacerdoti.

Il tantrico guadagna l’accesso a questo universo femminile attraverso i concreti aspetti del femmineo, della donna, la sua compagna, che lo mette in grado di aprirsi. Allo stesso tempo, ciò consente alla donna di essere consapevole degli aspetti maschili del suo sé. Ancora qui Guenther scrive: “Ogni volta che l’uomo incontra la sua partner femminile, che rappresenta un aspetto della vita ancora non vissuta o percepita da lui, ancora esclusa dalla sua coscienza, egli apre sé stesso a quella parte femminile che dimora in lui, mentre la donna incontra quella maschile che risiede in lei. L’unilateralità è abbandonata e il proprio essere viene così arricchito».

Fusione cosmica

“Quando l’uomo si accorge che il suo attuale campo di coscienza è solo una frazione della sua natura divina, questo lo porta a una nuova visione della donna. Da allora in poi identifica tutte le donne con i loro aspetti divini. Inizia ad apprezzare in loro tutte quelle abilità e qualità da cui egli ha escluso sé stesso. Capisce che questi suoi limiti non possono essere superati sopprimendo della sua mascolinità, ma attraverso una fusione in cui femminile e maschile si integrano armoniosamente. Introducendo la realtà cosmica nella sua vita, l’uomo verrà a rispettare e venerare tutte le donne perché troverà questa nuova relazione molto più soddisfacente della precedente dominazione brutale”.

“Così, il culto femminile significa riconoscere le qualità reali della donna e accettarla come guida in quel profondo gioco di integrazione in cui la donna trascende i limiti eretti dal maschio, il gioco tra il mondo interiore e quello esterno”.

“Per il maschio, la donna è sia un essere materiale che una dea … Da lei si può creare un mondo di amore e di bellezza”.

La donna è la forma originale della vita di cui furono consapevoli le prime popolazioni. Il Tantra, adorando il principio della dea madre, donna come primo antenato, ha ereditato questa conoscenza. Ora lo stesso fatto è stato scoperto dalla scienza moderna, ma il Tantra ha sempre riconosciuto che le forze cosmiche che animano tutte le forme di vita e di espressione nel nostro mondo sono predominanti in ogni donna.

Andre Van Lysebeth, Belgio, per gentile concessione di ‘Yoga Revue’

Yoga Magazine, novembre 1981

Concentrazione

Qual é il significato di concentrazione? Cosa significa essere concentrati su un singolo punto? È necessario chiarire questi argomenti prima di ogni altra cosa.

Se ti viene chiesto di osservare qualcosa, e poi ti viene domandato, “Cosa sta vedendo?” che risposta ci si aspetta? La risposta attesa è :” Io vedo ciò che mi hai chiesto di vedere.” Però, se rispondi diversamente, cosa significa? Significa che non sei focalizzato.

Per chiarire meglio il concetto è utile ricordare quanto successe ai discepoli di Guru Dronacharya. Un giorno questi posò un uccello di argilla sopra un ramo e disse ai suoi studenti arcieri di colpire con una freccia l’occhio dell’uccello. Queste furono le istruzioni , ‘Dovete colpire l’occhio dell’uccello’. Quindi chiamò uno studente, gli diede arco e frecce e domandò, “cosa vedi?” L’allievo disse, “Vedo l’albero, vedo il ramo, vedo le foglie, vedo i fiori, vedo i frutti, vedo gli uccelli, vedo…” questa non era la risposta che Dronacharya si aspettava. Disse, “hai fallito, puoi andare.” Era chiaro che quello studente non aveva ascoltato ciò che il maestro gli aveva detto, ma aveva creato la sua costellazione di immagini intorno a ciò che Dronacharya aveva specificato. Solo Arjuna disse, “non vedo nulla all’infuori dell’occhio.” Egli poteva vedere tutto, ma la sua mente osservava solo l’occhio. Diede la risposta giusta e Dronacharya disse, “Tu sei il vincitore.” Non c’è neppure bisogno di scoccare la freccia; quando la risposa è giusta. Similmente, se la risposta è quella sbagliata, non c’è bisogno di scoccare la freccia.

Il punto è che concentrazione significa mente salda. Immagina di essere seduto su un lato della strada, e di osservare un oggetto in un negozio situato dalla parte opposta della strada. Sei totalmente focalizzato su quell’oggetto. La gente ti passa davanti, auto e biciclette vanno e vengono, e così gli animali, tu li vedi, ma li riconosci? No, perché la tua attenzione è sull’oggetto che desideri. Tu vedi tutte quelle cose passarti davanti, ma non le riconosci. Più tardi, se qualcuno ti chiede, “Hai visto quella cosa passare? ” tu risponderai , “No. Non stavo guardando là, pensavo ad altro.” Questo è un livello di concentrazione. Se sei consapevole di tutto ciò che sta accadendo, non sei concentrato, perché non sei consapevole della specifica cosa sulla quale hai bisogno di concentrarti; non sei focalizzato, non hai la mente in un unico punto.

Concentrazione significa mantenere l’area dell’attenzione fissa sulla tua mente nonostante tutte le distrazioni o i movimenti intorno ad essa. Questo è anche quanto ti viene detto di fare in ogni tipo di meditazione. Anche nella meditazione tramite mantra, quando la mente fluttua, la riporti indietro e la fermi sul mantra. Questa divagherà ancora, quindi tu la riporterai indietro e la fermerai. Le istruzioni che ricevi non dicono che devi guardare a questa e quella cosa, una dopo l’altra. No. Tu riporti indietro la mente focalizzandola ancora ed ancora fino a ché la consapevolezza rimane fissa sull’oggetto di concentrazione e tutto il resto si dissolve. Tu focalizzi te stesso sull’oggetto del desiderio, e lo stesso stato si riflette verso il tuo interno durante la meditazione.

Da Sulle Ali del Cigno, Volume VII, Swami Niranjananda Saraswati

9 Aprile 2007, Ganga Darshan, Munger

Pratyahara – di Swami Niranjananda

Secondo lo yoga, è importante mantenere il corpo in salute, libero da disordini, libero da tossine e da materiale escretorio. Similmente, per avere una mente in salute, è importante essere liberi da tensioni, preoccupazioni e depressione. Il metodo fornito dal Raja Yoga per ottenere questo obiettivo è la pratica del pratyahara. Pratyhara è estremamente importante per combattere lo stress.

Pratyahara significa diventare consapevoli di se stessi. In questo esatto momento voi non siete consapevoli di cosa avviene dentro di voi, delle azioni e reazioni che si stanno verificando nella vostra mente. Siete inconsapevoli dei pensieri che stanno per manifestarsi, delle sensazioni che sono prodotte. Nello stato di pratyahara, che nel raja yoga viene dopo le asana e il pranayama, si sviluppa la consapevolezza di se stessi.

Yoga Nidra

Il processo che porta allo sviluppo del pratyahara parte da yoga nidra. Come sa chiunque l’abbia sperimentato, yoga nidra è una tecnica di rilassamento che si pratica sdraiati. In questa pratica non si deve fare nulla: basta stendersi sul pavimento, come per dormire, e seguire le istruzioni dell`insegnante. Questi condurrà la consapevolezza attraverso le varie parti del corpo e ci renderà consapevoli dei nostri stati.

Grazie a yoga nidra possiamo portare il corpo, il sistema nervoso e gli organi interni verso uno stato di rilassamento. Quando il corpo raggiunge tale stato si ottiene un effetto sulla mente poichè mente e corpo sono integrati. La mente è sottile e il corpo, grossolano. Tutti sperimentano il corpo poichè può essere percepito dai sensi. L`esperienza della mente si produce attraverso i pensieri, i desideri, le speranze e le ambizioni. Il corpo è tangibile e visibile, mentre la mente può essere esperita, ma è intangibile. Si può conoscere l`esperienza della mente osservando i pensieri che nascono, le emozioni che si provano, i desideri che sorgono: questa è la mente. Quindi, si può dire che le esperienze provengono dalla mente.

Quando il corpo ottiene uno stato rilassato la mente ne è influenzata. La sua tendenza all’estroversione si riduce, e la mente diventa introversa. Una volta che la mente si rivolge verso il proprio interno, riesce ad ottenere il rilassamento.

Una volta fui contattato da una persona che affermava di non riuscire a dormire da due anni. Anche quando assumeva sonniferi, una pillola non bastava. Doveva prenderne due o tre per addormentarsi. Quando non prendeva I suoi sonniferi, si voltava e rivoltava tutta la notte nel letto. Mi chiese un rimedio.

Io gli dissi che non gli avrei proposto una cura poichè la cura non dipendeva da me o dallo yoga: “Il rimedio dipende dalle tue intenzioni. Se eseguirai le pratiche yoga nella maniera opportuna allora ne vedrai sicuramente i benefici”. Avendo detto solo questo, gli feci praticare esclusivamente yoga nidra per una settimana. Il quarto giorno si addormentò durante yoga nidra. Dormì lì nell’aula per tre ore. Quando si svegliò, vide che l’insegnate aveva lasciato la stanza. Si risvegliò confuso. Corse quindi da me e mi fermò con un’espressione di grande gioia sulla faccia. Mi disse, “Swamiji, oggi ho dormito.” Gli domandai come fosse riuscito a capire che aveva dormito. Mi rispose che se ne era reso conto guardando il suo orologio e dal fatto che l’insegnate aveva lasciato la classe di yoga.

Questo è solo un esempio di come si possa indurre la mente a rivolgersi verso l’interno riducendo coscientemente e consapevolmente lo stress del corpo e rimuovendone le tensioni. Quando la mente è interiorizzata, raggiunge uno stato di rilassamento. Questo è lo stato di pratyahara, e la prima pratica di pratyahara è yoga nidra.

Pranayama

Il Pranayama è la seconda più importante pratica per quelle persone la cui vita è piena di tensioni. Cosa si deve fare se lo stress rende difficile il sonno e, come risultato, diventa difficile anche stare svegli ed attenti?

Voi state viaggiando come passeggeri di un veicolo pubblico. I vostri occhi sono aperti; lasciate che rimangano aperti. Diventate consapevoli del vostro respiro. Quando inspirate attraverso le narici, avvertite una leggera frescura. Quando espirate, avvertite il calore che attraversa le vostre narici. Focalizzate la vostra attenzione sul senso di fresco e caldo che state sperimentando. Quando inspirate ripetete il mantra So; Quando espirate ripetete il mantra Ham. Soham, Soham, Soham è il mantra del respiro. Non si tratta di un mantra religioso; questo è il mantra del respiro. Kabirdas [1] disse:

Aisa jaap japo man layee,

Soham Soham surta gaayee,

Chhah sau sahasa ikison jaap,

Anahad upje aapahin aap.

Assorbite la vostra mente nel japa in modo che la vostra memoria e la vostra mente cantino sempre Soham, Soham. Il japa quotidiano composto da ventunomila e seicento mantra produce spontaneamente anahad nada, il suono distaccato, il suono illimitato, il suono divino.

Quando la vostra mente è focalizzata sul respiro, spontaneamente il respiro incomincia a cantare Soham, Soham. Soham sutra significa ‘il respiro incomincia a cantare Soham, Soham, Soham’. Anche quando siete seduti come passeggeri in un veicolo pubblico in movimento, con gli occhi aperti, se prestate attenzione al respiro e praticate il japa del Soham mantra per cinque minuti, la vostra tensione mentale sparirà e la chiarezza si manifesterà. Il vostro giudizio e le vostre decisioni appariranno ben ponderate. L’unica condizione è gestire la mente; ed il metodo per gestire la mente è respirare con il mantra Soham.

26 Luglio 2014, Swabhoomi Rangamanch, Kolkata, India

[1] Kabir fu un poeta mistico e santo indiano del quindicesimo secolo, i cui scritti influenzarono il movimento induista Bhakti ed i cui versi possono essere trovati nella scrittura Sikhism Adi Granth.

Visse la prima fase della sua vita in una famiglia mussulmana, ma fu pesantemente influenzato dal suo maestro, Ramananda, leaeder del movimento induista Bakti.

Kabir è noto per avere criticato sia l’induismo che l’islamismo, sostenendo che il primo fosse stato fuorviato dai Veda, mentre il secondo fosse stato fuorviato dal Corano. Kabir inoltre, mise in dubbio il significato e l’efficacia dei riti di iniziazione di entrambe le menzionate religioni.

A causa delle sue opinioni fu minacciato più volte sia dai mussulmani che dagli induisti. Tuttavia i suoi insegnamenti ispirarono così profondamente musulmani e induisti che, quado morì, sia gli uni che gli altri lo vollero ricordare come membro della propria religione.

Kabir suggerì che il Vero Dio accompagna chiunque si comporti rettamente, consideri e tratti tutte le creature come se stesso e sia distaccato dagli affari del mondo. Per conoscere Dio, suggeriva infine di meditare usando il mantra Rama, Rama.

da Yoga Magazine BS of Yoga, sept. 2017, pag. 14

Reprimere di Swami Sivananda Saraswati

Il “reprimere” è una scoperta della moderna psicologia che implica l’azione di contenere o seppellire le tendenze mentali indesiderate. Tale azione però è considerata come la causa di molte malattie e problematiche dello stato di salute di molti, e sebbene la cultura occidentale abbia completamente abbandonato l’utilizzo di tale azione e data piena libertà di espressione a tutte le facoltà sensoriali, malattie e disagi continuano a palesarsi negli individui. Ci sono così tanti disordini emozionali e psicologici nel mondo d’oggi!

Nella moderna psicologia la parola reprimere non ha lo stesso significato di quello insegnatoci dai nostri professori. Noi la comprendiamo in un modo diverso. Un bambino ha bisogno di giocattoli, è questa la sua necessità e se non viene corrisposta ecco che si reprime quella necessità! Quando questo bambino crescerà, vorrà avere degli amici per giocare e scherzare, e se ciò non succede, ancora lo si reprime! Quando poi quel bambino diverrà adolescente, desidererà un fidanzato o una fidanzata per vivere la sua sfera emozionale e sessuale, e se glielo si impedisce, ancora una volta avviene che si reprime qualcosa! Ovviamente, nel caso si tratti di un bambino di 8 anni che vuole fare esperienza sessuale e voi glielo negate, beh, non si tratta di reprimere una sua esigenza perché non si tratta affatto di una sua esigenza. Allo stesso modo se una donna di 30 anni vuole delle bambole e voi non l’accontentate, anche in questo caso non si reprime nulla poiché non si tratta di un suo vero bisogno.

In ogni età si sperimentano normali mancanze e sono correlati ai cosiddetti impulsi psico-emozionali. I miei impulsi di certo non sono gli stessi di un ragazzo. Ma se iniziassi a desiderare un giocattolo per bimbi la cosa migliore sarebbe bloccare quell’impulso poiché non è necessario per me, esattamente come un rapporto sessuale sarebbe non necessario per quel bambino di 8 anni, e la bambola per la quella donna di 30 anni. Questi stimoli devono essere bloccati ma non repressi. Reprimere è negare gli impulsi di natura psico-emozionali di una persona.

A volte si hanno 2 o addirittura 3 menti: è una sorta di diversa dimensione in cui si trova il soggetto. I soggetti squilibrati spesso hanno 2 menti che generano pensieri diversi e addirittura contraddittori. Se vi capita di avere diversi tipi di pensieri, occorre che ne sopprimiate uno, o rischiate di diventare schizzofrenici e finire in un manicomio. In una parte della vostra mente, ad esempio, pensate a come procedere sulla via spirituale, cercando di semplificare i propri bisogni, e praticando la continenza; nell’altra parte della mente, invece, avete idee differenti, o desideri legati ai vostri sensi, o cose anche più complesse. E’ come dire: in un modo siete degli swami, uno yogi, ma nell’altro siete un bhogi. Quindi, in tal caso, cosa fare? Abolite entrambi i modi o solo uno? Iniziate intanto a capire quale di questi modi è il più forte; se la vostra personalità spirituale è più forte allora lasciate andare l’altro modo di essere, se invece è l’aspetto più mondano a prevalere, allora sospendete quello spirituale per un po’ di tempo.

Molti pensano che reprimere sia pericoloso, ma nello yoga abbiamo avuto esperienze differenti che in tal contesto hanno la loro rilevanza. Noi abbiamo sperimentato che la repressione sviluppa immagini psichiche; se reprimete voi stessi, vi capiterà di fare molti sogni e avere una quantità di pensieri. Ecco perché chi vuole seguire il sentiero spirituale dovrà contenere i propri desideri poiché ciò permetterà di sviluppare il proprio corpo psichico e rafforzare le proprie facoltà spirituali.

Edizione speciale di “Yoga & Health” per “YOGA 91”, International Yoga Health Convention at Miami, Florida, USA, 24-25 agosto 1991